FUTURE LAB: SVILUPPO SOSTENIBILE TRA MEMBRANE, NUOVI MATERIALI, BIOSISTEMI, INTELLIGENZA ARTIFICIALE E FISICA QUANTISTICA

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FUTURO REMOTO 2025
FUTURE LAB:
SVILUPPO SOSTENIBILE TRA MEMBRANE, NUOVI MATERIALI, BIOSISTEMI, INTELLIGENZA ARTIFICIALE E FISICA QUANTISTICA

Un Future Lab dove lo sviluppo sostenibile prende forma dall’incontro tra membrane avanzate, nuovi materiali e biosistemi. Intelligenza artificiale e fisica quantistica abilitano soluzioni innovative per ripensare energia, ambiente e processi produttivi, accelerando ricerca, impatto e transizione.

A cura di: CNR-ITM_Istituto per la Tecnologia delle Membrane “Enrico Drioli” del Consiglio Nazionale delle Ricerche Rende (Cosenza)

Con: Lidietta Giorno, CNR-ITM_ Istituto per la Tecnologia delle Membrane “Enrico Drioli”

La vita e molte tecnologie moderne dipendono dalle membrane. Nelle cellule, le membrane regolano il passaggio di materia ed energia, rendendo possibile l’organizzazione della vita. Ispirandosi a quelle naturali, la ricerca ha sviluppato membrane artificiali sempre più efficienti e resistenti.
Queste strutture sottilissime separano e controllano ciò che può attraversarle, con enorme precisione.
Le membrane sono già fondamentali nel mondo della salute, ad esempio nella dialisi, nell’ossigenazione del sangue e nel rilascio dei farmaci. Sono altrettanto cruciali nell’agroalimentare, per la sicurezza e la qualità dei prodotti. Molte applicazioni riguardano l’ambito della ricerca aerospaziale come quello dei beni culturali. Nel settore idrico permettono di aumentare le risorse di acqua potabile attraverso la dissalazione. Contribuiscono anche alla transizione energetica e alla riduzione dell’impatto ambientale. Investire nella ricerca sulle membrane significa sviluppare soluzioni più efficienti e sostenibili. Il futuro sostenibile passa anche attraverso queste tecnologie invisibili ma essenziali.

A cura di: Università degli Studi di Napoli Federico II

Con: Luca Fortunato, Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile e Ambientale, Università degli Studi di Napoli Federico II

In un mondo alle prese con le sfide critiche della scarsità d’acqua e dell’inquinamento globale, le membrane emergono come una tecnologia invisibile ma onnipresente, capace di separare molecole e purificare l’acqua. Questo intervento propone un viaggio attraverso l’ecosistema dell’innovazione, tracciando il percorso che dalla ricerca di base conduce alle applicazioni industriali.

Il racconto si intreccia con un’esperienza professionale personale e non lineare: dall’imprenditoria campana alla ricerca in Arabia Saudita, dall’esperienza manageriale in multinazionale al finanziamento europeo di un ERC Starting Grant. L’obiettivo è illustrare ai giovani come la carriera scientifica sia un territorio inesplorato, in cui curiosità, resilienza e visione sono gli strumenti per tracciare il proprio cammino.

A cura di: Università degli Studi di Napoli Federico II

Con: Giampiero Pepe, Dipartimento di Fisica E. Pancini, Università degli Studi di Napoli Federico II

A cura di: Università degli Studi di Napoli “Parthenope”

Relatore: Prof. Raffaele Montella, direttore del laboratorio High-Performance Scientific Computing del Dipartimento di Scienze e Tecnologie dell’Università degli Studi di Napoli “Parthenope”

Scopriamo insieme il mondo dei supercomputer e come vengono usati per rispondere a una delle domande fondamentali della vita: “Domani ombrello, felpa o maglietta a mezzanotte?”. Quella che sembra un gesto semplice ed immediato, ovvero consultare un’app meteo sul proprio cellulare, nasconde una complessità scientifica e tecnologica fra le più sfidanti al mondo e determina il futuro di una partita di calcetto fra amici, di una regata dell’America’s Cup, così come di un lancio spaziale. Vediamo quali sono i passi necessari per produrre previsioni meteo affidabili e come oggi l’intelligenza artificiale ci permette di superare alcune limitazioni in passato bloccanti. Al termine della presentazione sarà del tutto normale tornare a casa e costruire un supercomputer in miniatura o implementare il proprio primo sistema di previsione meteorologica da cameretta.

Parte esperienziale:
Guidati dal prof. Emanuel Di Nardo e dai, dottori Dario Caramiello e Francesco Peluso, utilizziamo i dati forniti dal Centro Meteo dell’Università degli Studi di Napoli “Parthenope” (meteo@uniparthenope) per creare una semplice applicazione meteo in Python. Usiamo l’intelligenza artificiale tramite le API di OpenAI (…quelli di ChatGPT…) per trasformare i numeri prodotti dai modelli meteorologici in un discorso articolato che sembra umano. Infine facciamo la conoscenza con berryJeans, un supercomputer in miniatura da costruire in classe per fare i primi passi nel calcolo scientifico ad alte prestazioni e nei grandi modelli per il linguaggio naturale.

A cura dell’Università degli Studi di Napoli Parthenope

Con: Simona di Fraia, Nicola Massarotti, Laura Vanoli e Vincenzo Bianco

Un percorso esperenziale per riflettere sui temi della sostenibilità ambientale e della transizione ecologica, anche attraverso l’uso delle fonti rinnovabili di energia. Dopo aver stimato la propria impronta di carbonio e compreso così l’impatto del proprio stile di vita, saranno esplorate le possibili strategie da mettere in campo per ridurre il proprio impatto, ricalcolando la propria impronta di carbonio per comprendere in maniera tangibile gli effetti delle strategie di mitigazione adottate.

Dal sito all’oggetto: esplorare il patrimonio culturale tra realtà immersiva e scansione 3D

Il laboratorio propone un’esperienza pratica e interattiva dedicata all’acquisizione digitale e alla visualizzazione immersiva del patrimonio culturale tangibile, dal contesto architettonico fino al singolo oggetto. I partecipanti saranno coinvolti in attività dimostrative e hands-on che mettono in campo tecnologie avanzate come strumenti di acquisizione spaziale, visori VR e laser scanner a luce strutturata per la realizzazione e visualizzazione di Virtual Tour e per la digitalizzazione ad alta precisione di manufatti.

Attraverso l’integrazione di dati 3D e ambienti immersivi, il laboratorio mostrerà come queste tecnologie possano supportare la conoscenza, la conservazione e la valorizzazione del patrimonio culturale, aprendo nuove prospettive di fruizione, studio e racconto del passato con gli strumenti del futuro.

A cura di: CNR-ICB_Istituto di Chimica Biomolecolare

Con: Andrea Cattaneo, Ilaria Finore, Annarita Poli, Ida Romano, Luigi Leone, Francesco Nizzolino

L’attività accompagna i partecipanti alla scoperta delle nanoparticelle prodotte dai microrganismi, mostrando come un batterio possa trasformare il proprio ambiente di crescita in una vera e propria piattaforma nanotecnologica. Le nanoparticelle d’argento utilizzate nell’esperienza sono ottenute a partire dal supernatante del batterio Rhodoglobus CPHL_1, isolato in ambiente antartico che contiene molecole in grado di guidare la formazione di nanomateriali con proprietà ottiche peculiari. Durante l’attività, gli studenti osserveranno variazioni di colore visibili a occhio nudo in risposta a cambiamenti delle condizioni chimiche circostanti. Attraverso l’utilizzo di soluzioni a diverso pH e di semplici sali, i partecipanti esploreranno come le nanoparticelle “rispondano” all’ambiente modificando le loro proprietà ottiche. Questa risposta visiva consente di simulare il funzionamento di un biosensore, uno strumento capace di trasformare variazioni chimiche invisibili in segnali osservabili. L’attività introduce così, in modo intuitivo e concreto e senza l’uso di sostanze pericolose, i principi alla base dei biosensori impiegati nella ricerca ambientale per il monitoraggio di contaminanti come i metalli pesanti, mostrando come la ricerca scientifica possa contribuire alla tutela dell’ambiente e della salute.


A cura di: CNR-ICB_Istituto di Chimica Biomolecolare

Con: Mattia Esposito, Ilaria Finore, Annarita Poli, Ida Romano, Luigi Leone, Matteo Benevento

L’attività introduce i partecipanti al mondo degli microorganismi estremofili, organismi capaci di vivere in condizioni ambientali estreme come forte acidità, assenza di luce e scarsa disponibilità di nutrienti. Attraverso l’osservazione diretta di rocce e minerali e una discussione guidata sugli ambienti estremi, gli studenti esploreranno il ruolo di batteri in ambienti minerari naturali e industriali. L’attività si concentra in particolare sul biomining, una biotecnologia che sfrutta microrganismi estremofili per l’estrazione sostenibile di metalli da minerali. A partire da questi esempi, i partecipanti saranno guidati a riflettere sul legame tra ambienti estremi terrestri e astrobiologia, comprendendo come lo studio degli estremofili ampli le nostre conoscenze sui limiti della vita e sulle possibili forme di vita in ambienti extraterrestri.


A cura di: CNR-ICB_Istituto di Chimica Biomolecolare

Con: Gennaro Roberto Abbamondi, Simona Morra, Giuseppina Tommonaro, Carmine Iodice

L’attività laboratoriale introduce i partecipanti al concetto di Plant Growth Promotion, mostrando in modo semplice e concreto come le biotecnologie su base microbica possano contribuire a un’agricoltura più sostenibile, riducendo l’uso di input chimici. I partecipanti simuleranno, in scala ridotta, uno studio di promozione della crescita vegetale utilizzando la lenticchia come pianta modello. Attraverso la preparazione di semplici sistemi di coltivazione in vitro e l’impiego di radicalizzanti naturali e sicuri, gli studenti potranno osservare come approcci biotecnologici sostenibili favoriscano lo sviluppo delle piante e contribuiscano, in prospettiva, a migliorare la resa e la qualità delle produzioni agricole nel rispetto dell’ambiente.

A cura di: CNR- IRET_Istituto di Ricerca sugli Ecosistemi Terrestri

La plastica è un materiale di origine sintetica utilizzato per produrre migliaia di oggetti, è molto versatile ed economica, ma essendo di origine non naturale, non viene degradata e si accumula nell’ambiente. I tempi di degradazione della plastica possono andare da 100 a 1000 anni. L’accumulo delle plastiche nell’ambiente sta provocando moltissimi problemi, tra cui la morte diretta degli animali, inquinamento ambientale dovuto alla dispersione, inquinamento di terreni ed acque, rilascio delle microplastiche che entrano nella catena alimentare e provocano problemi di infertilità, neurodegenerativi ed immunologici negli animali in generale ed in particolare nell’uomo. Le bioplastiche sono materiali con caratteristiche fisiche simili alle plastiche ma di origine naturale, si possono produrre a partire dall’amido e dalla chitina dei gusci dei molluschi, possono sostituire le plastiche ma a differenza delle plastiche sintetiche, se sono rilasciate nell’ambiente in poco tempo vengono degradate completamente e i loro elementi costituenti diventano fonti di energia per altri esseri viventi (piante e batteri).


A cura di: CNR- IRET_Istituto di Ricerca sugli Ecosistemi Terrestri

Il tema dello sviluppo sostenibile è da circa un decennio al centro delle politiche mondiali che, attraverso un piano d’azione a più punti, mira a migliorare il pianeta. L’argomento proposto risponde all’obiettivo 12 “Garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo” dei 17 SDGs (Obiettivi di Sviluppo Sostenibile) indicati dall’ONU. In tale contesto, il sistema presentato, suggerisce un approccio innovativo utile per ricavare nuove e interessanti molecole dotate di possibili attività biologiche a partire da scarti delle filiere agro-alimentari.

Partecipanti: Bruna Agrillo, Alessandra Porritiello, Emanuela Galatola, Monica Ambrosio, Marco Balestrieri, Marta Gogliettino, Gianna Palmieri.

A cura di: CNR-IBBR Portici_Istituto di Bioscienze e Biorisorse

Una maggiore sostenibilità in agricoltura costituisce una delle principali priorità volte a soddisfare i bisogni attuali dell’umanità senza compromettere le capacità delle generazioni future.  In questo contesto, la valorizzazione della biodiversità e l’applicazione delle biotecnologie vegetali rappresentano strumenti di grande supporto per un’agricoltura che unisce tradizione ed innovazione e che si realizza nel rispetto dell’ambiente e delle risorse naturali. In questo lab interattivo, saranno condotti esperimenti per la determinazione del contenuto in zucchero ed in pigmenti nei frutti, l’estrazione del DNA da cellule vegetali e la coltivazione “in vitro” per la conservazione delle piante ed il “Genome editing”.


Drosophila melanogaster, un piccolo insetto alleato della ricerca biologica

A cura di:
CNR-IBBR_Istituto di Bioscienze e Biorisorse

Con:
 Matteo Perrone e Silvia Gigliotti

Viene illustrato l’impiego di Drosophila melanogaster come organismo modello per lo studio di meccanismi biologici fondamentali, con applicazioni nei campi della salute, dell’ambiente e della gestione sostenibile delle risorse.

A cura di: CNR-IPCB_Istituto per i Polimeri, Compositi e Biomateriali

I materiali a risposta agli stimoli, in grado di cambiare colore in modo reversibile, stanno suscitando crescente interesse nelle tecnologie sostenibili, nei rivestimenti intelligenti e nei sensori. Tra questi, i tessuti a base di coloranti termocromici e di spiropirano si distinguono per il loro comportamento fotochimico rapido e reversibile, che consente modulazioni ottiche sotto luce UV/visibile. I tessuti mostrano transizioni cromatiche ben definite tra la forma chiusa dello spiropirano e la forma aperta della merocianina, con tempi di risposta e reversibilità modulabili in condizioni di luce controllata. Le analisi fisico-chimiche, comprendenti spettroscopia UV–Vis, test termici e meccanici, evidenziano come l’integrazione dello spiropirano non comprometta le prestazioni ambientali della matrice ospite, garantendo al contempo un comportamento ottico stabile e affidabile. Il potenziale di questi tessuti fotochromici sostenibili per applicazioni in packaging intelligente, sensori, sistemi anti-contraffazione e rivestimenti adattivi, offrendo nuove prospettive nello sviluppo di materiali funzionali a basso impatto ambientale e di elevata rilevanza tecnologica.


A cura di: CNR-IPCB_Istituto per i Polimeri, Compositi e Biomateriali

I compositi rappresentano nuovi materiali con proprietà specifiche, ottenibili dalla combinazione tra due o più materiali di diversa derivazione sia chimica che fisica. Dall’inizio della rivoluzione industriale ad oggi, i compositi si sono fatti spazio in tutti i settori industriali di rilievo, come automotive, energia e packaging, per rispondere ad esigenze di utilizzo specifiche, come resistenza elettrica, maggiore leggerezza o resistenza meccanica. Per essere definito ecosostenibile, un composito deve avere un impatto minimo sull’ambiente durante tutto il suo ciclo di vita, dall’estrazione delle materie prime alla produzione del materiale, comprendendo le fasi di uso e smaltimento finale.


A cura di: CNR-IPCB_Istituto per i Polimeri, Compositi e Biomateriali

Un importante approccio di economia circolare riguarda il recupero e la valorizzazione di scarti di biomasse vegetali e animali provenienti dalle filiere agro-alimentare, cartaria e marina, mediante tecnologie di estrazione sostenibili, quali estrazione assistita da microonde (MAE), estrazione assistita da ultrasuoni (UAE), estrazione accelerata con solvente (ASE) e macinazione meccanica (ball milling). Tali processi sono finalizzati al recupero di biopolimeri, molecole bioattive e frazioni lignocellulosiche, da utilizzare separatamente in sistemi innovativi biodegradabili funzionali, oppure da ricombinare per la realizzazione di materiali nuovi rispetto alla biomassa iniziale, performanti, biodegradabili e bioattivi. In quest’ottica, i residui e sottoprodotti di processo vengono trasformati in risorse ad alto valore aggiunto, favorendo l’integrazione tra diversi settori industriali (agro-food, carta, blue economy) e contribuendo alla riduzione complessiva dell’impronta ambientale.


Future Design Lab a cura di:
Hybrid Design Lab, Università degli Studi di Napoli Federico II
con Carla Langella, Giovanna Nichilò, Arianna Moxedano

Corso di Design, Laurea Magistrale in Psicologia:
Risorse umane, ergonomia cognitiva, neuroscienze cognitive con Francesca Nicolais e gli allievi del corso.

Nell’ambito del ciclo dei FUTURE LAB di Futuro remoto
Pratiche di futuro, da utilizzare nel presente
Facciamo di Città della Scienza un laboratorio per esplorare e costruire scenari più consapevoli di futuri desiderabili. Decliniamo le definizioni di Sviluppo sostenibile e One Health e trasformiamole in gesti quotidiani consapevoli e condivisi attraverso la progettazione partecipata di percorsi all’interno di Città della Scienza con prolungamenti in tutte le istituzioni che contribuiranno alla loro realizzazione. Ogni gesto consapevole, da come ci si muove, come ci si relazione con cose, persone e ambiente, è il primo passo per costruire un modello di sviluppo sostenibile e un benessere individuale e collettivo. Partiamo da qui!